Ogni negozio online ha una zona d’ombra: prodotti rimasti in bozza da mesi, schede senza descrizione con dentro solo il titolo e il prezzo, articoli senza foto, senza categoria, senza codice. Non sono errori vistosi — il negozio funziona — ma sono ordini che non arrivano, perché una scheda incompleta è una scheda che nessuno compra e che Google non ha motivo di mostrare.
Il problema è accorgersene: con duecento prodotti nessuno passa in rassegna il catalogo scheda per scheda. Vediamo come farsi fare l’inventario in una domanda.
Cosa manca, davvero
Con il plugin Abilità IA l’assistente legge il catalogo e ti restituisce l’elenco dei buchi:
«Fammi l’audit del catalogo: quanti prodotti sono pubblicati e quanti in bozza, quali sono senza immagine, senza descrizione, senza categoria assegnata, senza codice prodotto e quali non hanno titolo SEO né meta description. Dammi le liste separate.»
Le liste separate contano più del totale, perché ogni buco si chiude con un’operazione diversa. E c’è quasi sempre una sorpresa: i prodotti in bozza. In genere sono di due tipi — quelli lasciati a metà e giustamente non pubblicati, e quelli finiti in bozza per errore, magari da un import, che dovrebbero essere in vendita da mesi. Il secondo gruppo è denaro fermo.
[SCREENSHOT: audit del catalogo con le liste dei prodotti incompleti per tipo di mancanza]
I buchi in ordine di quanto costano
Senza immagine. Il più grave: una scheda senza foto non vende, punto. Vale la pena verificare anche il caso opposto e più insidioso, cioè i prodotti con varianti dove la foto cambia solo per alcune combinazioni.
Senza descrizione, o con la descrizione del fornitore. Il secondo caso è quello che nessuno considera un problema ed è il peggiore per il posizionamento: se il testo è identico a quello di altri venti negozi, non c’è motivo perché Google mostri il tuo.
Senza categoria. Prodotti irraggiungibili navigando il sito: esistono solo per chi ha il link diretto o li trova nella ricerca interna.
Senza codice prodotto. Non si nota finché non serve — e serve al primo inventario, al primo carico, alla prima integrazione con il gestionale.
Senza campi SEO. Il più veloce da chiudere e quello con il ritorno più diretto, perché si compila in blocco solo dove manca.
Chiuderli senza passare un mese
Il metodo che funziona è lavorare per tipo di buco, non per prodotto: tutte le categorie mancanti in una sessione, tutte le descrizioni in un’altra, tutti i codici in una terza. È l’unico modo per non ritrovarsi ad aprire la stessa scheda cinque volte.
Su cosa può fare l’assistente conviene essere precisi. Assegnare categorie, generare codici con uno schema coerente, compilare i campi SEO, allineare i prezzi: tutte operazioni in blocco con anteprima. Le descrizioni sono un caso diverso: può prepararne una bozza a partire dai dati reali del prodotto, ma va riletta prima di pubblicarla — su una scheda prodotto le caratteristiche inventate diventano informazioni commerciali sbagliate, e su misure, materiali e compatibilità si finisce dritti nei resi.
Le due domande da fare ogni mese
Una volta chiusi i buchi, il catalogo torna a sfilacciarsi da solo a ogni nuovo prodotto caricato di fretta. Due domande mensili tengono la situazione sotto controllo: quali prodotti sono ancora in bozza e quali dei prodotti caricati questo mese sono incompleti. Cinque minuti.
E già che ci sei, la terza che conviene affiancare: quali prodotti stanno per finire. Un catalogo completo che vende cose esaurite è un altro modo di perdere ordini.
Per iniziare
Servono WooCommerce, il plugin Abilità IA e un assistente compatibile con MCP. Comincia dalla lista dei prodotti in bozza: è la più corta, non modifica niente, e in parecchi negozi contiene almeno un prodotto che avrebbe dovuto essere in vendita da un pezzo.

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